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Binetti choc…….


Lunedì 28 Maggio 2012 – 14:23

BINETTI CHOC: “UN SACERDOTE NON È
COSTRETTO A DENUNCIARE UN PEDOFILO”

ROMA – «Se durante il sacro momento della confessione, un sacerdote viene a sapere di un atto pedofilonon è obbligato a denunciarlo». La dichiarazione viene da Paola Binetti, parlamentare dell’Udc, intervenuta durante il programma radiofonico “La Zanzara“, di Radio 24. «Il sacramento della penitenza vincola il sacerdote con il peccatore – continua la Binetti – Il segreto del confessionale è un valore straordinario. Un fatto saputo in quel modo non va denunciato. Altra cosa è fuori dalla confessione». Poi prova a fare un paragone con l’ex direttore di Avvenire, Dino Boffo, l’attuale Papa Benedetto XVI, come pubblicato sul libro di Gianluigi Nuzzi “Le lettere di Sua Santità”: «E’ lo stesso motivo per cui nel nostro mondo ha suscitato uno scandalo profondo, preciso e grave il fatto che le lettere di Boffo al Santo Padre, il che attiene a un rapporto privato particolarissimo, siano state prese e pubblicate su tutti i giornali e rese di pubblico dominio. L’articolo 15 della nostra Costituzione impone il diritto alla privacy della corrispondenza privata. Non esiste un diritto di cronaca nei fatti privati». In conclusione, secondo la Binetti, Nuzzi vietò la Costituzione e dovrebbe essere punito.

 

 

Noi lavoriamo con fatica….loro giocano


Tratto da “Il Leggo.it”:

L’onorevole con il videogioco Scoperto, nasconde l’Ipad

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Roberto Menia, deputato Fli, per distrarsi durante la seduta sul processo breve gioca con un videogame (Rocket Bird 3D) sul suo iPad.

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Sorpreso dal fotografo, l’onorevole se ne accorge e fa un goffo tentativo di coprire lo schermo del tablet con le mani.

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Prova a migliorare l’occultamento, ma la gaffe ormai è fatta. In quel momento il centrosinistra stava facendo ostruzionismo.

MA STAVA VINCENDO?

Dodicimila euro netti al mese, una ricca pensione a fine mandato, viaggi pagati e persino l’Ipad gratis. Ma anche lunghe, noiose, ore sugli scomodi scranni di Montecitorio ad ascoltare interpellanze e proposte di legge spesso irrealizzabili. È la dura vita del parlamentare italiano. E se la discussione sul processo breve si allunga (l’ostruzionismo di Pd e Idv è durato tre ore), è meglio evadere e scoprire, magari, le potenzialità del gioiellino di casa Apple. Qualche settimana fa Di Cagno Abbrescia (Pdl) fu sorpreso in aula sui siti hot, ieri Roberto Menia (Fli) ha scelto un passatempo più innocuo. I fotografi lo hanno pizzicato a giocare a Rocket Bird, videogame cult tra i ragazzini. Le veline parlamentari riferiscono di una sfida all’ultimo missile con il collega di partito Francesco Proietti Cosimi. Una sfida, peraltro, ben retribuita da tutti noi. Chi avrà vinto? Il Paese trattiene il fiato

Ancora contro il Quirinale.


Berlusconi ancora contro il Quirinale: staff puntiglioso su leggi

Se un provvedimento non piace a Napolitano torna in Parlamento. E poi ci sono i veti incrociati di giudici e altre autorità

MILANO – Continuano le battute sul caso Ruby e sul ‘bunga bunga’ da parte del presidente del Consiglio. Davanti al pubblico della presentazione dell’iniziativa ‘Pdl al servizio degli italiani’ a Milano, Berlusconi ha risposto a distanza con una battuta, che ha strappato la scontata risata al pubblico presente, alle polemiche di questi giorni sul caso Ruby, che lo vede imputato di concussione e prostituzione minorile, e il cui processo inizierà il 6 aprile. «Siete simpatici, vi invito tutti al bunga bunga», ha detto Berlusconi. «Quattro salti, quattro battute, bere qualcosa, nulla di proibito – ha aggiunto – resterete delusi, ma siete avvisati». «I giornali? Sopravvivo benissimo perchè non li leggo», ha aggiunto.

ATTACCO AL QUIRINALE Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha sottolineato la necessità di una riforma istituzionale per modernizzare il Paese, ha spiegato l’iter di una legge e il ruolo dei vari poteri, compreso quello del capo dello Stato e del suo staff «che interviene puntigliosamente su tutto Berlusconi ha ricordato l’iter di una legge «quando decidiamo una legge – ha spiegato – avendo avuto l’ok dal presidente della Repubblica e dal suo staff che interviene puntigliosamente su tutto, la mandiamo in parlamento, entra nelle commissioni, viene discussa e cambiata, poi va nell’aula, poi nell’altra e ancora nelle commissioni, viene discussa, vi sono i veti dei giudici che dicono la loro anche quando non dovrebbero e autorità che intervengono quando non devono intervenire». «Poi – ha aggiunto – se per caso al capo dello Stato non piace, ritorna alla camera e al parlamento e se non piace ai pubblici ministeri di sinistra, ricorrono alla corte costituzionale che la abroga».

“IL 6 APRILE? COSA C’E’?” «Cosa c’è?»: così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha risposto ai giornalisti che gli hanno chiesto se sia preoccupato per il 6 aprile, cioè il giorno in cui si terrà l’udienza sul caso Ruby. Alla successiva domanda, se andrà quel giorno in tribunale, «Io – ha risposto Berlusconi – sono l’uomo più processato d’Italia e per i processi ho avuto 2.952 udienze». «Quando mi dicono di farmi processare – aggiunge – io penso ‘perdonali perchè non sanno quello che diconò».

“NON HO IL TELEFONINO” «Dovete sapere che il presidente del consiglio non ha alcun tipo di telefonino, perchè è esposto a qualsiasi tipo di intercettazione». Lo ha detto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, parlando ad un incontro del Pdl per la presentazione dello sportello per gli Italiani a Palazzo Reale a Milano. «Tutti – ha aggiunto Berlusconi – sono ormai convinti che è una questione di libertà il fatto di non poter parlare liberamente al telefono. Per questo io sono tornato indietro e non uso più il telefonino».
LEGGE SU INTERCETTAZIONI «Le intercettazioni nei paesi civili non sono neanche valide come prove». Lo ha detto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi ad un incontro all’Unione del Commercio con i rappresentanti di alcune categorie imprenditoriali. Secondo Berlusconi le intercettazioni sono anche formate da «computer che catturano parole e le mettono insieme, e poi ci sono gli imitatori». A suo avviso «non viviamo in un Paese libero in cui ciascuno può parlare liberamente al telefono senza essere ascoltato e vedendo poi quello che dice il giorno dopo sui giornali». Per questo «mandiamo avanti prestissimo in parlamento una legge che aveva trovato il no di Fini, ma ora abbiamo una maggioranza minore nei numeri ma più coesa».

“ANDRO’ AVANTI FINO IN FONDO” «Sono deciso ad andare avanti fino in fondo perchè non voglio avere il giudizio negativo del 100% degli italiani». Lo ha affermato Silvio Berlusconi all’Unione Commercianti di Milano, spiegando che «il 51% degli italiani mi stima, il resto non mi può vedere. Io vorrei tornare a fare il cittadino normale, ma non posso, perchè se lo facessi direbbero che sono un disertore, e non voglio avere il giudizio negativo del 100% degli italiani».

“IN PARLAMENTO LAVORANO 50-60 PERSONE” «In parlamento lavorano 50-60 persone, tutti gli altri stanno lì, fanno pettegolezzo e poi seguono ciò che dice il capogruppo». Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi parlando all’Unione del commercio a proposito della necessità di una riforma delle istituzioni. «C’è – ha spiegato – uno spreco di energie e di professionalità che è veramente incredibile». A proposito della necessità di una riforma delle istituzioni, Berlusconi ha ripercorso l’iter di una legge: «i padri costituenti hanno voluto un sistema che tenesse conto che c’erano stati vent’anni di fascismo. Ora una legge dopo che è stata approvata dal parlamento va al presidente della Repubblica, che insieme al suo staff può rimandarla al parlamento. Poi i pubblici ministeri di sinistra possono ricorrere alla Corte costituzionale che la boccia». Secondo Berlusconi «la riforma istituzionale è necessaria» e se non è ancora stata fatta è perchè «non siamo riusciti anche nella nostra maggioranza a trovare un accordo per risolvere questi problemi».

“MODIFICHEREMO ART. 41” «Presto manderemo in parlamento le modifiche all’articolo 41 della Costituzione». Lo ha annunciato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi all’Uninone del Commercio di Milano. «Dopo tre mesi di dibattiti in parlamento – ha proseguito il capo del governo – avremo una legge valida, che farà sì che chi vuole realizzare un albergo lo potrà fare e poi avrà le verifiche da parte di un esponente della pubblica amministrazione per vedere se ha rispettato le leggi ambientali e urbanistiche».

CINQUE UDIENZE IN 11 GIORNI Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha proposto agli imprenditori lombardi, che oggi ha incontrato a Milano, un incontro con i ministri economici propedeutico agli Stati generali dell’economia e facendolo ha ironizzato sulle sue vicende giudiziarie. «Se accettate – ha sottolineato Berlusconi – io sono a disposizione. Ho portato l’agenda, anche se non è molto libera» con «cinque udienze in undici giorni». «Se vi dico – ha aggiunto – quanto ho speso in consulenti e avvocati credo sveniate, in lire più di 600 miliardi».

“PREMIER NON HA POTERE” Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che a Milano è intervenuto alla presentazione dello sportello «Al Servizio degli Italiani», ha ribadito che in Italia il presidente del consiglio non ha alcun potere. «I padri costituenti – ha spiegato – dopo 20 anni di fascismo hanno pensato di distribuire il potere tra Parlamento, Capo dello Stato e Corte Costituzionale privando di ogni potere il presidente del Consiglio».

“PDL AL 30%, FLI ALL’1,3%” «Il popolo della Libertà da quando è nato è il primo partito italiano»: Silvio Berlusconi lo ha sottolineato durante una conferenza stampa al Palazzo Reale di Milano. Il presidente del consiglio ha così confutato alcuni sondaggi apparsi sui «giornali di sinistra». «I nostri ci danno al 30,6%», ha sottolineato ammettendo che «con la diaspora di Fini abbiamo perso qualcosa». Non si tratta però tanto di chi è andato con Fini quanto alla crescita «dell’area degli indecisi». «Come prima forza politica – ha concluso – abbiamo la possibilità di elevare la percentuale invitando gli indecisi». «Ove il Terzo polo persistesse nella volontà di essere alleato con la sinistra i sondaggi ci danno un risultato del Terzo polo inferiore al 10% e Fli all’1,3%».

“GIUSTIZIA? RIFORMA NON SI FA PERCHE’ CI SONO IO” Berlusconi, intervenuto a Milano alla presentazione dello sportello ‘Al servizio degli Italiani’, ha ribadito la necessità di approvare la riforma della giustizia. «I tempi della giustizia – ha detto – sono troppo lunghi. Otto-dieci anni per la giustizia civile, e 14 o 16 per quella penale. È stata l’Europa a sollecitare una riforma, ma dato che io sembro essere il protagonista della storia dell’Universo, e avrei qualche beneficio, non si può fare». Berlusconi ha quindi ricordato di avere avuto «103 procedimenti, con oltre 50 andati a dibattimento».  «C’era un patto con la magistratura e con l’associazione dei magistrati per non fare la riforma della giustizia e ciò che a loro non andava bene». Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi spiegando che ora, dopo la diaspora di Fini, il governo potrà fare le cose che prima non era riuscito a fare.

“COL FEDERALISMO CI SARA’ MENO EVASIONE” Uno degli effetti del federalismo fiscale sarà «avere dichiarazioni dei redditi più congrue». Ne è convinto il presidente del consiglio Silvio Berlusconi secondo il quale «se il contribuente sa che i controlli avvengono nell’ufficio dove abita, magari la sua dichiarazione sarà più rispondente al vero». Berlusconi ha citato un problema di evasione fiscale che per «il nostro Paese arriva a 120 miliardi di euro mentre in Francia sono solo 20 miliardi». Quanto invece alla riforma tributaria, il presidente del Consiglio ha parlato di creare un codice unico che abroghi tutte le leggi precedenti«.

“CAMPAGNA ELETTORALE SAREBBE DANNOSA” «La campagna elettorale la vedo lontano, alla scadenza naturale della legislatura perchè oggi sarebbe una cosa dannosa». Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, parlando a Milano alla presentazione del ‘Servizio agli italiani’. «Sarebbe una cosa dannosa – ha spiegato Berlusconi – affrontare una campagna elettorale in questa situazione, stretti tra una crisi finanziario-economica globale dalla quale stiamo uscendo ma non è ancora terminata e la situazione che si è creata in tutta la costa sud del mediterraneo».

“OPPOSIZIONE COMUNISTA” «Non è una opposizione socialdemocratica, abbiamo ancora i vecchi comunisti che non hanno cambiato in nulla». Lo ha affermato il presidente del consiglio Silvio berlusconi riferendosi all’opposizione in parlamento che a suo avviso è guidata da «Bersani, che sta lì ad aspettare e quando noi diciamo bianco, lui dice nero». Secondo il premier l’opposizione vuole «rimettere l’Ici sulla casa, raddoppiare le imposte su bot e cct mettere una nuova patrimoniale e tenere le frontiere non aperte, ma spalancate». Ultimo obiettivo dell’opposizione, a dire di Berlusconi «sono le intercettazioni a go go, e poi i loro amici pm si divertono».

PALAZZO BLINDATO
Grande schieramento di forze dell’ordine intorno alla sede dell’Unione commercianti nel centro di Milano, nel centralissimo corso Venezia, in attesa del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che insieme ad altri esponenti del governo incontrerà le associazioni di categoria dei commercianti, degli artigiani e della piccola industria. Tutti gli ingressi del palazzo sono presidiati dalle forze dell’ordine, rendendo difficoltoso l’accesso ai dipendenti e agli imprenditori che si recano nella sede per i tradizionali servizi di consulenza. Il presidente del Consiglio, insieme agli altri ministri, parteciperà ad un convegno a porte chiuse, che la stampa seguirà a distanza in video conferenza. Salvo una breve eccezione per i fotocineoperatori, non sono previsti contatti diretti con l’informazione e, secondo quanto si apprende, il presidente del Consiglio e gli altri ministri entreranno nel palazzo da un ingresso sul retro.

che succede?


19-02-2011
LIBIA: 84 MORTI IN TRE GIORNI.
E LA PROTESTA SI ALLARGA

Continuano le manifestazioni contro i sistemi politici in Libia, Algeria, Bahrein e Yemen e sale il numero delle vittime negli scontri in piazza. Ottantaquattro morti in tre giorni di proteste contro il regime di Muammar Gheddafi in Libia, proteste in piazza anche in Algeria con manifestazioni che si susseguono ad Algeri e un deputato dell’opposizione che, coinvolto negli scontri, sarebbe finito in coma. E ancora: il sindacato generale del Barhein ha convocato uno sciopero a tempo indeterminato per chiedere il diritto di organizzare proteste pacifiche senza l’intervento violento delle forze di sicurezza mentre un ragazzo ha perso la vita in Yemen.

LIBIA. Le forze di sicurezza libiche hanno ucciso almeno 84 manifestanti in tre giorni di proteste contro il regime di Muammar Gheddafi. A sostenerlo e’ l’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch, che cita interviste telefoniche con fonti mediche locali e testimoni.

”Ieri – spiega in una nota l’organizzazione con base a New York – migliaia di manifestanti sono scesi in piazza a Bengasi, Al Beida, Ajdabiya, Zawiya e Derna, dopo i violenti attacchi contro le proteste pacifiche che il giorno prima avevano causato la morte di 20 persone a Bengasi, 23 ad Al Beida, tre a Ajdabiya e tre nel Derna”.

Inoltre, si legge ancora, ”fonti ospedaliere hanno riferito a Human Right Watch che altri 35 manifestanti sono stati uccisi ieri a Bengasi, tutti con colpi d’arma da fuoco”.

Il vicedirettore di Hrw per Medio Oriente e Nordafrica, Joe Stork, ha invitato le autorita’ libiche a rispettare il diritto di libero assembramento.

”Le forze di sicurezza di Gheddafi – ha denunciato – stanno sparando contro i cittadini solo perche’ stanno chiedendo un cambiamento e uno Stato di diritto”. Le autorita’ libiche ”dovrebbero consentire ai manifestanti di potersi esprimere”. Gheddafi e’ il leader della Libia dal 1969 ed e’ il sovrano che da piu’ tempo governa nel mondo arabo.

ALGERIA. Proteste in piazza anche in Algeria con manifestazioni che si susseguono ad Algeri e un deputato dell’opposizione che, coinvolto negli scontri, sarebbe finito in coma. Circa 200 manifestanti si sono riversati oggi in piazza Primo Maggio, al centro di Algeri, per protestare contro il sistema politico e chiedere un ”Algeria libera e democratica”. La polizia in tenuta antisommossa si e’ scontrata contro i dimostranti per impedire l’accesso alla piazza dove sabato scorso si era tenuta la prima ”giornata della collera”. I manifestanti, urlando slogan come ”la gente vuole la caduta del regime”, sono riusciti a forzare il blocco, ma sono stati poi dispersi. Nella manifestazione il deputato di opposizione Tahar Besbes, travolto dagli scontri, sarebbe finito in coma.

Si tratta di un deputato del Raggruppamento per la cultura e la democrazia (Rcd), picchiato dalla polizia e subito ricoverato d’urgenza all’ospedale Mustafa Bacha, ad Algeri.

Secondo le prime ricostruzioni l’uomo, colpito allo stomaco da un poliziotto, sarebbe caduto a terra sbattendo la testa contro il marciapiede.

BAHREIN. I manifestanti oggi sono tornati anche a Pearl Square, a Manama, dopo due giorni dal raid della polizia del Bahrein che causo’ la morte di quattro dimostranti antigovernativi e 95 feriti. Veicoli blindati erano stati infatti dispiegati nella capitale lungo l’autostrada verso piazza Pearl, nel tentativo da parte del governo di mettere fine ai tre giorni di proteste antiregime.

In mattinata i mezzi corazzati delle forze di sicurezza hanno lasciato la piazza. Intanto il re del Bahrein, Hamad bin Isa al-Khalifa, si legge in una nota del Palazzo reale del piccolo emirato del Golfo, ha dato mandato al principe ereditario di avviare un dialogo per risolvere la crisi nata dopo le proteste in piazza. L’opposizione pero’, attraverso Abdel Jalil Khalil Ibrahim, capogruppo parlamentare di Al Wefaq, principale blocco sciita, ha respinto l’offerta chiedendo che prima il governo si dimetta e i militari si ritirino dalle strade.

Il sindacato generale del Barhein ha convocato uno sciopero a tempo indeterminato per chiedere il diritto di organizzare proteste pacifiche senza l’intervento violento delle forze di sicurezza.

YEMEN. Uno studente ucciso e altri cinque rimasti feriti, di cui uno in modo serio, e’ il drammatico bilancio degli scontri avvenuti oggi tra i manifestanti anti-regime e i sostenitori del presidente Ali Abdullah Saleh, vicino al campus universitario di Sanaa, in Yemen. L’uccisione del ragazzo e’ avvenuta quando i sostenitori del governo, armati con pistole e manganelli hanno cercato di penetrare il campus e gli studenti hanno risposto lanciando delle pietre. I ragazzi protestano da giorni, ma non sono mai riusciti ad arrivare nei pressi del Palazzo presidenziale perche’ sempre fermati da sostenitori del governo. La vittima sarebbe la prima registrata a Sanaa.

Fonti sanitarie avevano registrato invece quattro morti nella citta’ portuale di Aden dove altre 17 persone sono rimaste ferite, di cui 5 soldati.

Venezia: Canal Grande addio, diventa statale


Effetto ‘Calderoli ammazzanorme’. Sindaco, cercheremo soluzione

VENEZIA – Venezia non piu’ proprietaria del suo Canal Grande; la cintura acquea che avvolge la citta’ e’ passata sotto la gestione dello Stato perche’ nel decreto ‘ammazzanorme’ del ministro Calderoli e’ stato tritato anche un Regio Decreto del 1904 che da oltre un secolo concedeva la piu’ originale ‘autostrada’ d’acqua del mondo al Comune.

”E’ un problema reale che dobbiamo mettere a fuoco – spiega il sindaco Giorgio Orsoni – ma non strappiamoci i capelli: cercheremo una soluzione, anche perche’ da questo punto di vista dobbiamo pensare a tutti i problemi reali che riguardano la laguna”. Secondo il primo cittadino, il problema sembra essere tuttavia risolvibile. ”Certo faremo delle verifiche per vedere cosa si puo’ fare – sostiene ammettendo di ritenere inutile per ora un incontro con Calderoli – ma ritengo che alla fine tutto rimanga nelle mani del Comune”.

Di quello che i veneziani considerano uno ‘scippo’ e di cui riferiscono oggi il Gazzettino e il Corriere del Veneto, ha parlato anche l’assessore comunale alla Mobilita’ Ugo Bergamo (Udc) intervenendo a un convegno sulle proposte di salvaguardia della citta’. ‘El Canalasso’, come viene chiamato in veneziano il percorso da piazzale Roma a San Marco, “e’ ora nelle mani del ministero delle Infrastrutture – ha spiegato – cioe’ del Magistrato alle Acque, che gia’ gestisce il Canale della Giudecca”.

Il Canal Grande resta dei veneziani

«Gestione allo Stato», bufera di polemiche. Il ministro spegne l’allarme di Ca’ Farsetti

di Vettor Maria Corsetti

VENEZIA – Tanto rumore per nulla: «Il Canal Grande è e resta dei cittadini di Venezia». E’ il ministro per la Semplificazione Roberto Calderoli a fugare ogni dubbio. «Il Regio Decreto 523 del 1904, in materia di opere idrauliche – dice Calderoli – ha natura giuridica di Testo Unico e quindi, come tale, è espressamente escluso da abrogazione. Pertanto, lo ribadisco, la notizia su di un trasferimento del Canal Grande dal Comune di Venezia allo Stato appare priva di qualsiasi fondamento».
La querelle era nata sabato pomeriggio, quando l’assessore alla Mobilità Ugo Bergamo, nel corso del dibattito promosso dallo Iuav sulla legge speciale per Venezia, aveva dichiarato che il decreto «ammazzaleggi» cancellava con un sol colpo tante norme e tra queste la concessione del Canal Grande da parte dello Stato al Comune di Venezia. E, come conseguenza, il Canal Grande sarebbe tornato sotto la competenza dello Stato, con tanti saluti a Ca’ Farsetti.
Ieri sono stati molti i commenti negativi all’ipotesi che lo Stato si potesse sostituire al Comune nel regolamentare e controllare il canale più visitato del mondo. Massimo Cacciari aveva bollato il tutto come «una clamorosa svista». Preoccupato il sindaco Giorgio Orsoni, per le conseguenze che il passaggio di competenze avrebbe portato in materia di gestione e controllo dei flussi delle barche, investimenti e competenze sul sistema di videosorveglianza Argos e sanzioni. Poi, ieri sera, in laguna è tornato il sereno con la precisazione del ministro per la Semplificazione.
«Mi fa piacere che il ministro Calderoli lo abbia sancito», dice il sindaco Giorgio Orsoni, ricordando che la gestione del Canal Grande è e resta comunale. (ass)

Da Cipriani a Tinto Brass, un coro di no

VENEZIA – «Ribadisco che il Regio decreto del 1904 è stato abrogato ma prendo atto con favore che non c’era e non c’è la volontà di sottrarre al Comune di Venezia la competenza sul Canal Grande». Ugo Bergamo, assessore alla Mobilità, commenta la precisazione del ministro Calderoli che dice che «il Canal Grande è e resta dei veneziani», ma rileva che adesso bisognerà vedere «i passi interpretativi o innovativi legislativi che si devono compiere per ripristinare la piena sovranità e titolarità del Comune di Venezia sul Canal Grande».
Molti i no all’idea che il Canal Grande passi di competenza dello Stato. «E’ una delle cose irricevibili», dice lo scrittore veneziano Tiziano Scarpa. Idea disastrosa per Arrigo Cipriani. «I veneziani saranno meno liberi – dice Tinto Brass -, perché tutto il movimento delle barche verrà regolato da norme statali». Per Lino Toffolo, invece, l’idea si tradurrebbe in un «provvedimento contro il federalismo».